Fabrio Calabrese ed il Prof. Farina

...per non dimenticare i problemi lessicali di Calabrese che ha tradotto "sensibilità" con "efficienza" (e non solo...)
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MarioBon
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Fabrio Calabrese ed il Prof. Farina

#1 Messaggio da MarioBon »

da:http://www.hifi-forumlibero.it/phpBB3/v ... 5&start=10
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non so cosa abbia detto il Prof. Farina in quella conderenza ma, conoscendo il sig. Calabrese ritengo possibile, se non certo, che gli sia sfuggito il significato di qualche parola (con le ben note conseguenze). Quanto segue è riportato in tutti i testi di acustica e non necessita di dimostrazioni. si veda per esempio l'articolo del 1992
"Low Frequency Room Responses" di R. Walker per la BBC.Oppure questo: https://www.google.com/url?sa=t&source= ... Ddm-3YlAWR
Nei piccoli ambienti alle basse frequenze il campo acustico è dominato dai modi normali che sono caratterizzati dal fattore di merito (che ne determina il tempo di decadimento). Se si legge la definizione di T60 si capisce che non ci sono le condizioni per parlare di tempo di riverberazione (non c'è un campo diffuso).
Salendo con la frequenza i modi normali diventano sempre più densi fino a quando conviene trattare il campo acustico statisticamente e, in questa banda, se il campo è sufficientemente diffuso, ha senso parlare di T60.
Questa situazione ha portato a definire la frequenza di Schroeder al di sotto della quale il calcolo del campo acustico e deterministico (modo per modo) mentre al di sopra diventa statistico (campo diffuso). Tra i due c'è una regione di transizione. Più la stanza è piccola più la frequenza di Schroeder è alta. Va da sè che più la stanza è grande (teatri, auditori) più i modi sono relegati alle frequenza molto basse e si può parlare e misurare il T60.
Quindi il prof. Angelo Farina, che queste cose le conosce, verosimilmente avrà detto che "il campo riflesso a bassa frequenza è una successione di singoli modi (*). Questo è vero ed è il motivo per cui è stato inventato il DRC.

(*) al posto di "successione" avrei detto "sovrapposizione"... ma sono parole riportate dal sig. Calabrese a distanza di tempo quindi potrebbe aver detto proprio "sovrapposizione" che ha un significato fisico più pregnante.
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Re: Fabrio Calabrese ed il Prof. Farina

#2 Messaggio da Interference »

Il Prof. Farina ha pubblicato una dispensa che copre gli argomenti affrontati in tale seminario: http://pcfarina.eng.unipr.it/Public/Pap ... IO2001.PDF
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Re: Fabrio Calabrese ed il Prof. Farina

#3 Messaggio da MarioBon »

grazie per il link.
Il prof. Farina utilizza, nella sua sppiegazione, la tecnica dei raggi acustici (mutuata dall'ottica) che si applica quando la lunghezza d'onda del suono è molto inferiore alle dimensioni dell'ambiente. Siamo quindi nella banda di frequenze dove si vale il metodo statistico (oltre la frequenza di Schroeder).


Il Prof. Farina identifica "tempo invariante" con "dipendente dal tempo". Non è la stessa cosa: tutti i sistemi fisicamente realizzabili sono tempo invarianti (rispettano l'omogeneità del tempo) mentre un sistema può essere o non essere dipendente dal tempo (o tempo dipendente) pur dovendo continuare ad essere tempo invariante. Speriamo sia stata una svista. Probabilmente questa cosa non interessa a nessuno ma è fondamentale.
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Re: Fabrio Calabrese ed il Prof. Farina

#4 Messaggio da Interference »

MarioBon ha scritto: 01/10/2024, 18:23 Il Prof. Farina identifica "tempo invariante" con "dipendente dal tempo". Non è la stessa cosa: tutti i sistemi fisicamente realizzabili sono tempo invarianti (rispettano l'omogeneità del tempo) mentre un sistema può essere o non essere dipendente dal tempo (o tempo dipendente) pur dovendo continuare ad essere tempo invariante. Speriamo sia stata una svista. Probabilmente questa cosa non interessa a nessuno ma è fondamentale.
Non sono sicuro di capire cosa significhi "rispettano l'omogeneità del tempo". Penso la definizione sia questa: https://en.wikipedia.org/wiki/Time-invariant_system , vedasi la parte citata (rif [4]).
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Re: Fabrio Calabrese ed il Prof. Farina

#5 Messaggio da MarioBon »

Anche se siamo nell'ambito della Teoria dei Sistemi, le qualità del tempo e dello spazio sono postulati delle Relatività (1905).
Un sistema si dice causale quando l'effetto segue la causa (prima si applica lo stimolo e poi si osserva l'uscita).
Questo rispetta l'anisotropia del tempo (che va solo avanti). Il tempo non è isotropo => c'è una direzione privilegiata.
Un sistema si dice tempo invarianteo invariante se quando lo stimolo di ingresso viene anticipato o ritardato di un certo intervallo di tempo, la sua uscita anticipa o ritarda dello stesso intervallo di tempo. In sostanza cambiando l'origine del tempo non cambia nulla.
In tal caso il sistema rispetta l'omogeneità del tempo (non esistono istanti privilegiati, tutti gli stanti sono equiprobabili, il tempo in sè non è causa di eventi, non esiste una origine assoluta del tempo, la fase assoluta non ha senso fisico, ecc.).

Quando un sistema è causale e tempo invariante è fisicamente realizzabile (può esistere in questa parte di Universo).
Contrariamente è fantascienza. Per i sistemi fisicamente realizzabili sono caratterizzati dalla impulsiva h(). h() può dipendere o non dipendere dal tempo e/o dello stimolo. Se h() è una h(t) esiste anche la sua trasformata H(jw) (funzione di trasferimento complessa nel dominio della frequenza).

Dalla omogeneità ed anisotropia dello tempo e dalla omogeneità ed isotropia dello spazio discende direttamente il Primo Principio di Galile (anche se Galileo ci è arrivato in altro modo) . Aggiungendo che l'energia di un segnale deve essere limitata e positiva si ricava che i segnali sono rappresentati da funzioni quadrato sommabile di L2.

Un sistema tempo dipendente (o dipendente dal tempo) è, per esempio, un sistema che invecchia (cambia nel tempo).
La confusione tra tempo invariante e tempo indipendente è abbastanza diffusa (perchè non si insiste abbastanza sulle qualità dello spazio-tempo).
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