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Re: Esiste il problema delle 3 pareti? il ritorno
Inviato: 20/08/2024, 17:02
da MarioBon
Spero solo che lo legga qualcuno dei suoi forumer. Gli articoli si trovano in rete (cercando un po').
Re: Esiste il problema delle 3 pareti? il ritorno
Inviato: 20/08/2024, 17:07
da NomeUtente
Augurio sacrosanto.
Re: Esiste il problema delle 3 pareti? il ritorno
Inviato: 20/08/2024, 17:47
da TeoMarini
MarioBon ha scritto: 20/08/2024, 16:36
...
Oggi con il DRC si risolve anche questo.
Repetita iuvant...
Da
http://mariobon.com/Articoli_Glossario/ambiente_01.htm (Mario Bon):
Mario Bon ha scritto:l'aticolo linkato non è più disponibile
“…In qualsiasi ambiente chiuso (con pareti parallele e non parallele) si formano delle onde stazionarie (dette anche modi propri di risonanza o modi normali). A bassa frequenza questi modi cadono a frequenze ben separate tra loro mentre, aumentando la frequenza, diventano sempre più numerosi e ravvicinati fino ad essere indistinguibili. Ne segue che lo stesso ambiente deve essere studiato in modo diverso: a bassa frequenza si deve tenere conto del contributo di ciascun singolo modo mentre alle frequenze più alte si può usare il metodo statistico. Questi due range di frequenza sono separati dalla “Frequenza di Schroeder” che rappresenta il limite superiore per il calcolo deterministico ed il limite inferiore per il calcolo statistico.
Non è difficile prevedere la risposta in potenza di un diffusore acustico, ad una distanza pari a 3 o 4 volte la distanza critica, per frequenze superiori alla frequenza di Schroeder. Il fatto è che questo tipo di risposta è poco interessante perché riguarda una regione dove il suono riverberato è dominante (bassa Chiarezza).
Negli ambienti domestici la frequenza di Schroeder si trova tra 100 e 250 Hz. Nei tipici ambienti da 20-30 metri quadri la frequenza di Schroeder si attesta a 200-250 Hz e la riproduzione delle basse frequenze è fortemente condizionata dai modi normali. Nei teatri e negli auditori la frequenza di Schroeder si trova due o tre ottave più in basso (vedere la tabella qui sotto). In una sala da 10000 metri cubi a 30 Hz i modi normali sono già “non individuabili” e le frequenze basse si “sentono” molto bene.
L’effetto dei modi normali dell’ambiente è quello di creare un campo acustico non omogeneo per cui in alcuni punti certe frequenze sono esaltate mentre in altre sono fortemente attenuate. Se non bastasse i modi normali si estinguono lentamente dando origine a fastidiose “code sonore” o rimbombi che limitano la Chiarezza e provocano fatica da ascolto…”

Re: Esiste il problema delle 3 pareti? il ritorno
Inviato: 20/08/2024, 20:38
da mario061
Per quello che ne ho capito io, e da quelle poche misure che ho fatto a casa mia, tenere conto delle sole tre pareti alle quali il diffusore è più vicino, è possibile solo se l'ambiente è veramente grande e le altre pareti sono molto distanti dal punto di ascolto rispetto alle tre pareti vicino al diffusore, e il soffitto è molto alto. Ma nei normali ambienti domestici, castelli a parte e casi particolari di vecchie abitazioni dove ambienti e soffitti sono molto alti, o usi un DRC, oppure ti metti il woofer attaccato alle orecchie, e ritardi l'emissione in modo da allinearlo ai satelliti, oppure vai in giro con i microfono e i diffusori per la stanza (si fa per dire...) fino a trovare una posizione di ascolto che consenta una risposta sufficentemente lineare. Altra alternativa è l'ascolto ravvicinato dei diffusori con posizione di ascolto distante dalle pareti laterali e posteriore all'ascotatore, in modo che le riflessioni siano meno influenti. L'immagine diventa spettacolare e la definizione aumenta parecchio, e l'effetto ambienza insito nei dischi prevale su quello aggiunto dalla stanza. In pratica è come ascoltare con le cuffie ma con ottima immagine stereo e senza il difetto del suono che proviene da dentro le orecchie. Anche in questo caso ci sono pro e contro comunque, perchè il suono diretto prevale molto su quello riflesso e moltissimi diffusori commerciali non sono progettati per essere ascoltati da vicino, ma per l'opposto.
Re: Esiste il problema delle 3 pareti? il ritorno
Inviato: 20/08/2024, 21:49
da Pippo Grasso
Ciao Mario061. Io ascolto esattamente nella posizione che hai citato come ultima alternativa. Il risultato è godibile, infatti, Per il miglioramento dell’assorbimento medio dell’ambiente, me la sto prendendo comoda.
Re: Esiste il problema delle 3 pareti? il ritorno
Inviato: 20/08/2024, 23:08
da Coltr@ne
TeoMarini ha scritto: 20/08/2024, 17:47
MarioBon ha scritto: 20/08/2024, 16:36
...
Oggi con il DRC si risolve anche questo.
Repetita iuvant...
Da
http://mariobon.com/Articoli_Glossario/ambiente_01.htm (Mario Bon):
Mario Bon ha scritto:l'aticolo linkato non è più disponibile
“…In qualsiasi ambiente chiuso (con pareti parallele e non parallele) si formano delle onde stazionarie (dette anche modi propri di risonanza o modi normali). A bassa frequenza questi modi cadono a frequenze ben separate tra loro mentre, aumentando la frequenza, diventano sempre più numerosi e ravvicinati fino ad essere indistinguibili. Ne segue che lo stesso ambiente deve essere studiato in modo diverso: a bassa frequenza si deve tenere conto del contributo di ciascun singolo modo mentre alle frequenze più alte si può usare il metodo statistico. Questi due range di frequenza sono separati dalla “Frequenza di Schroeder” che rappresenta il limite superiore per il calcolo deterministico ed il limite inferiore per il calcolo statistico.
Non è difficile prevedere la risposta in potenza di un diffusore acustico, ad una distanza pari a 3 o 4 volte la distanza critica, per frequenze superiori alla frequenza di Schroeder. Il fatto è che questo tipo di risposta è poco interessante perché riguarda una regione dove il suono riverberato è dominante (bassa Chiarezza).
Negli ambienti domestici la frequenza di Schroeder si trova tra 100 e 250 Hz. Nei tipici ambienti da 20-30 metri quadri la frequenza di Schroeder si attesta a 200-250 Hz e la riproduzione delle basse frequenze è fortemente condizionata dai modi normali. Nei teatri e negli auditori la frequenza di Schroeder si trova due o tre ottave più in basso (vedere la tabella qui sotto). In una sala da 10000 metri cubi a 30 Hz i modi normali sono già “non individuabili” e le frequenze basse si “sentono” molto bene.
L’effetto dei modi normali dell’ambiente è quello di creare un campo acustico non omogeneo per cui in alcuni punti certe frequenze sono esaltate mentre in altre sono fortemente attenuate. Se non bastasse i modi normali si estinguono lentamente dando origine a fastidiose “code sonore” o rimbombi che limitano la Chiarezza e provocano fatica da ascolto…”
Teo il link non funziona
Re: Esiste il problema delle 3 pareti? il ritorno
Inviato: 21/08/2024, 7:12
da TeoMarini
Coltr@ne ha scritto: 20/08/2024, 23:08
Teo il link non funziona
Purtroppo capita spesso...
E' per questo motivo che, quando leggo un intervento particolarmente interessante (come questo...),
sono solito farmene una copia su un foglio di Word.
Ciao

Re: Esiste il problema delle 3 pareti? il ritorno
Inviato: 21/08/2024, 8:07
da mario061
Pippo Grasso ha scritto: 20/08/2024, 21:49
Ciao Mario061. Io ascolto esattamente nella posizione che hai citato come ultima alternativa. Il risultato è godibile, infatti, Per il miglioramento dell’assorbimento medio dell’ambiente, me la sto prendendo comoda.
Mi fa piacere di non essere l'unico. Da quando molti anni fa feci questa prova con un picvolo kit KEF che emulava le ls3/5a perché avevo letto che le BBC erano state progettate per quel tipo di uso (al contrario di quello che fanno gli audiofili con quelle scatolette ), non ho più cambiato metodo di ascolto. Se piace è difficile poi tornare indietro. Buona giornata
Re: Esiste il problema delle 3 pareti? il ritorno
Inviato: 21/08/2024, 10:24
da MarioBon
Non è vero che qualsiasi sistema di altoparlanti a torre non possa funzionare più che decentemente.
Non è vero che la letteratura avvalori questa tesi (anzi il contrario).
Non è vero che le onde stazionarie (e quindi le altre pareti oltre le tre più vicine) non abbiano effetto (in particolare il soffitto).
Per ultimo la risposta in un punto della stanza dipende sia dalla posizione degli altoparlanti che dalla posizione del punto di ascolto.
La letteratura sull'argomento è interessata a dimostrare che si può ottenere una riproduzone decente in ambito domestico altrimenti viene a cadere il motivo di acquisto dei sistemi per alta fedeltà. Whitehouse, nel 1958, ha mostrato che è possibile posizionare gli altoparlanti in modo conveniente, Allison, Ballagh e Adams hanno ripreso le stesse argomentazioni.
L'ultimo articolo che ho trovato (del 1993) non è dell'AES:
MODELS FOR THE ESTIMATION OF THE LOUDSPEAKER IN-ROOM RESPONSE
di Ivo Mateljan (Published in Int. Journal for Engineering Modelling, , vol. 6., no.1-4, 1993, ISSN 1330-1365)
Da quando esiste il DRC tutti questi articoli hanno perso una parte del loro interesse.