Nel caso degli amplificatori, specie di potenza sotto i 100 Watt, si deve tenere conto che, se abbinati a diffusori ostici (carico basso e bassa sensibilità), la lavorano spesso e volentieri in clipping. Quindi quello che ascolti non è l'amplificatore in sè ma come l'amplificatore gestisce il clipping e questo ha ben poco a che vedere con le misure "classiche". Per esempio un amplificatore che produce chattering suonerà molto peggio di un valvolare in "clipping morbido" anche se il valvolare ha, sulla carta, prestazioni peggiori di uno stato solido (a prescindere quindi dalla distorsione aurale).Ligo ha scritto:Eppure, se si vanno a vedere le misure che vengono pubblicate da quelle poche riviste che lo fanno, spesso le differenze tra due elettroniche sono minime e magari confinate in valori al limite o sotto l'udibilità. Quando però si ascolta, le differenze si avvertono. Questo mi porta a pensare che quelle misure non siano esaustive e siano inadatte a correlare ciò che si misura con ciò che si ascolta.
Diverso il discorso sui diffusori.
Nel caso dei preamplificatori, come fatto notare più volte da Tom, molto dipende da come il pre gestisce i segnali in ingresso (saturazioni) ed in uscita (in sostanza dall'interfacciamento). Lo stesso problema di interfacciamento si ha con qualsiasi sorgente (specie tra una sorgente "moderna", ad alta uscita, e un pre "vintage"). Una volta 100 mV erano considerati un segnale "ad alto livello"...oggi un CD o un DAC "esce" con 2 o più Volt.
Una bella misura per gli amplificatori sarebbe la gestione del "clipping profondo" (dove si vede di tutto comprese autooscillazioni).





