... la polarità del segnale è inudibile?
Inviato: 16/06/2025, 15:33
Di tanto in tanto torna in voga la questione della polarità del segnale (o fase assoluta). Quando si inverte la polarità si inverte il verso di movimento dei trasduttori, e quindi si scambiano compressioni con rarefazioni dell'aria.
Ora, mi pare chiaro che se abbiamo un segnale stazionario decomponibile nelle sue costituenti sinusoidali, invertirne la polarità è equivalente a traslarlo nel tempo e questo non può fare differenza.
Ma se il segnale è asimmetrico? Si può ritenere che l'inversione di polarità produca percezioni diverse?
Si è ampiamente argomentato che questo non dovrebbe succedere, per via del meccanismo di funzionamento dell'orecchio umano (che funge da "analizzatore di spettro meccanico" con un certo tempo di integrazione).
A meno che il sistema non sia distorcente, e distorca in modo e/o misura diversi in un verso rispetto all'altro (si applica per lo più ai woofer, ma immagino anche agli amplificatori single-ended?)
Se ne dovrebbe comunque concludere che se si distingue la polarità di un segnale, il sistema più che "rivelatore" è mal- o sotto- dimensionato.
Ora per questo ed altri motivi non ho mai considerato degna di interesse la questione della fase assoluta.
Leggendo recentemente una discussione, mi sono messo nuovamente alla ricerca e ho trovato questo articolo di Gordon Holt su Stereophile del 1980 che arrivava alle stesse conclusioni.
Nei commenti qualcuno segnala un libro di Clark Johnsen su un fenomeno descritto come "effetto Wood". Sembra che un certo Charles Wood a cavallo tra gli anni 50 e 60 abbia dimostrato, in uno studio, che fosse possibile percepire la polarità di un segnale in cui la sinusoide è clippata da un solo lato. Si legge altrove che il principio di funzionamento "rettificante" delle cellule ciliate può spiegare che in alcuni casi la polarità di segnali asimmetrici sia distinguibile.
Ovviamente il fatto che con "segnali di prova" la polarità sia distinguibile (se è effettivamente così) non implica che lo sia con segnali musicali. Però l'argomento è interessante.
Vorrei sapere che ne pensate.
Ora, mi pare chiaro che se abbiamo un segnale stazionario decomponibile nelle sue costituenti sinusoidali, invertirne la polarità è equivalente a traslarlo nel tempo e questo non può fare differenza.
Ma se il segnale è asimmetrico? Si può ritenere che l'inversione di polarità produca percezioni diverse?
Si è ampiamente argomentato che questo non dovrebbe succedere, per via del meccanismo di funzionamento dell'orecchio umano (che funge da "analizzatore di spettro meccanico" con un certo tempo di integrazione).
A meno che il sistema non sia distorcente, e distorca in modo e/o misura diversi in un verso rispetto all'altro (si applica per lo più ai woofer, ma immagino anche agli amplificatori single-ended?)
Se ne dovrebbe comunque concludere che se si distingue la polarità di un segnale, il sistema più che "rivelatore" è mal- o sotto- dimensionato.
Ora per questo ed altri motivi non ho mai considerato degna di interesse la questione della fase assoluta.
Leggendo recentemente una discussione, mi sono messo nuovamente alla ricerca e ho trovato questo articolo di Gordon Holt su Stereophile del 1980 che arrivava alle stesse conclusioni.
Nei commenti qualcuno segnala un libro di Clark Johnsen su un fenomeno descritto come "effetto Wood". Sembra che un certo Charles Wood a cavallo tra gli anni 50 e 60 abbia dimostrato, in uno studio, che fosse possibile percepire la polarità di un segnale in cui la sinusoide è clippata da un solo lato. Si legge altrove che il principio di funzionamento "rettificante" delle cellule ciliate può spiegare che in alcuni casi la polarità di segnali asimmetrici sia distinguibile.
Ovviamente il fatto che con "segnali di prova" la polarità sia distinguibile (se è effettivamente così) non implica che lo sia con segnali musicali. Però l'argomento è interessante.
Vorrei sapere che ne pensate.