Qua si rischia di andare pesante in off topic ma la cosa mi coinvolge perché sin da ragazzino con i primi rudimenti di HiFi nel settore car, imparai a riconoscere una certa firma sonora per gli amplificatori a zero feedback globale, infatti non ero felice dei "vetrosi" Zapco sulla via medio-alta, e non a caso facevano un largo uso di controreazione con fattore di smorzamento a 3 zeri.
Poi mi capitò di parlare con l'ing. progettista degli amplificatori Celestra e mi disse di provare il suo prodotto ( e lo feci) che in ambito car era innovativo in quanto non faceva uso di negative feedback globale.
Effettivamente il salto di qualità fu enorme, certo non dipendeva solo da quello probabilmente, ma poi quando passai al settore home, ricercai volutamente questa filosofia progettuale e li trovai negli amplificatori Aloia, che tuttora uso.
Poi mi sono spinto oltre, con circuiti a zero feedback locale, per intenderci stile "Delle Curti" ma non ho riscontrato alcun giovamento, anzi più problemi che altro come era lecito aspettarsi, tranne il piccolo
FETishizator sull'uscita del TDA1541 che per me suona molto bene, alcuni hanno provato dicendo che suonava moscio (ma spesso hanno modificato il circuito o implementato a metà senza il mosfet di uscita che è essenziale.)
Detto questo, per tornare in topic, quando provai la classe D, che si basa su massiccia NFB, capii che era un game changer, perché non ho le orecchie foderate di prosciutto, e ribadisco che se dovessi partire oggi da zero, probabilmente risparmierei e avrei solo ampli in classe D, in barba al vecchio bias di filosofia progettuale feedback o non feedback (globale).
Non conosco Pasquale Farinacci, però se sta qui sicuramente è un appassionato con capacità di valutazione appropriata (al netto delle sue preferenze), dunque aspetto il momento in cui farà la comparativa del suo ampli Hiend col ZeroZone per dare il colpo di grazia alla "vecchia" tecnologia, spesso si capisce di più quando si torna indietro, le differenze sembrano più evidenti, che non il contrario.