
non so cosa abbia detto il Prof. Farina in quella conderenza ma, conoscendo il sig. Calabrese ritengo possibile, se non certo, che gli sia sfuggito il significato di qualche parola (con le ben note conseguenze). Quanto segue è riportato in tutti i testi di acustica e non necessita di dimostrazioni. si veda per esempio l'articolo del 1992
"Low Frequency Room Responses" di R. Walker per la BBC.Oppure questo: https://www.google.com/url?sa=t&source= ... Ddm-3YlAWR
Nei piccoli ambienti alle basse frequenze il campo acustico è dominato dai modi normali che sono caratterizzati dal fattore di merito (che ne determina il tempo di decadimento). Se si legge la definizione di T60 si capisce che non ci sono le condizioni per parlare di tempo di riverberazione (non c'è un campo diffuso).
Salendo con la frequenza i modi normali diventano sempre più densi fino a quando conviene trattare il campo acustico statisticamente e, in questa banda, se il campo è sufficientemente diffuso, ha senso parlare di T60.
Questa situazione ha portato a definire la frequenza di Schroeder al di sotto della quale il calcolo del campo acustico e deterministico (modo per modo) mentre al di sopra diventa statistico (campo diffuso). Tra i due c'è una regione di transizione. Più la stanza è piccola più la frequenza di Schroeder è alta. Va da sè che più la stanza è grande (teatri, auditori) più i modi sono relegati alle frequenza molto basse e si può parlare e misurare il T60.
Quindi il prof. Angelo Farina, che queste cose le conosce, verosimilmente avrà detto che "il campo riflesso a bassa frequenza è una successione di singoli modi (*). Questo è vero ed è il motivo per cui è stato inventato il DRC.
(*) al posto di "successione" avrei detto "sovrapposizione"... ma sono parole riportate dal sig. Calabrese a distanza di tempo quindi potrebbe aver detto proprio "sovrapposizione" che ha un significato fisico più pregnante.

