Polin ha scritto:MarioBon ha scritto:
Se per rapporti intendi "relazioni" allora siamo d'accordo (basta aggiungere la capacità di distinguere gli insiemi di supporto che è primitiva e non deve essere appresa). Però le relazioni le stabiliscono anche gli animali.
Negli esseri umani questa capacità è estremamente evoluta e ben superiore rispetto a quella del mondo animale.
Gli studi sulla genetica non permettono ancora di comprendere una buona parte del nostro DNA.
Potrebbe destare un certo interesse segnalare un recente studio del DNA umano secondo "le chiavi di Enoch"...
Una relazione (come definita dalle Teoria degli Insiemi) è un qualsiasi tipo di legame tra due elementi (oggetti ordinale o non ordinali). La scienza che studia le relazioni è la Logica. La Logica si occupa di studiare le relazione e di come ottenere nuove relazioni da relazioni date.
Le relazioni sono di tre tipi:
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relazioni fisicamente realizzate (per esempio una putrella che collega due nodi della struttura di un ponte)
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relazioni fisicamente rappresentabili (per esempio la relazione madre-figlio si può rappresentare fisicamente con un nastro che lega il polso della madre a quello del figlio)
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relazioni non rappresentabili (astratte).
Le più importanti sono queste ultime perché consentono di stabilire qualsiasi tipo di isomorfismo.
Gli isomorfismi non sono solo la base teorica delle analogie elettro-acustiche (pane quotidiano) ma sono il "meccanismo" che consente la conoscenza (intesa come la capacità di ottenere previsioni con errore noto). Purtroppo le primitive (concetto di insieme e la proprietà di appartenenza) sono state individuate dai matematici (Cantor nel 1876, Dedekind, ecc.) ma non sono mai entrate nel bagaglio culturale di altre discipline (oltre a che utilizzano la Matematica come strumento). Questo è un po' strano perché gli isomorfismi non sono altro che la formalizzazione di un processo tipico del cervello comune prima agli animali e poi all'uomo.
L'unica differenza tra gli animali e uomo sta nella consapevolezza dell'uso di determinati strumenti.
Tornando al Tema della Naturalezza... nell'ultimo numero di Audio Review (marzo 2017) c'è un articolo sulla udibilità dell'eccesso di fase. Per determinarla è stato allestito un test che consente di confrontare lo stesso sistema di altoparlanti (un a B&W serie 800) con e senza correzione dell'eccesso di fase. Il test è stato concepito in modo che l'unica differenza tra le due situazioni confrontate fosse la correzione dell'eccesso di fase (ovvero quello che doveva essere fatto). Nelle conclusioni si dice, tra l'altro, che correggendo l'eccesso di fase, si ottiene una maggiore "naturalezza" nella riproduzione. A parte il fatto che si deve poi capire cosa intende per naturalezza che ha scritto l'articolo, si conferma che un certo risultato i raggiunge correggendo tutte le non linearità e quindi attribuendo al sistema la proprietà di fase minima (come anticipato in teoria). Non è l'ultima parola ma poco ci manca.